Il Rione Sanità

È uno dei quartieri storici di Napoli, scenografia naturale di alcuni film come “L’Oro di Napoli” di Vittorio De Sica o “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini. E, d’altra parte, al Rione Sanità è nato uno degli attori più celebri e amati di tutti i tempi: quel principe Antonio de Curtis, in arte Totò, cui oggi è stata dedicata anche una piazza nel cuore del quartiere.

Piazza che confina con quella omonima del rione, dove sorge la Basilica di Santa Maria della Sanità. È questo il luogo che sembra racchiudere lo spirito di una città che va esplorata nel profondo, senza fermarsi alla superficie. Nei meandri della Basilica barocca si aprono, infatti, le catacombe paleocristiane di San Gaudioso, con affreschi e mosaici risalenti al V-VI secolo dopo Cristo.

Volgendo lo sguardo verso via Sanità e percorrendone gli stretti marciapiedi, ecco aprirsi la splendida scenografia di Palazzo Sanfelice, residenza Settecentesca costruita dall’architetto Ferdinando Sanfelice come propria abitazione. La particolarità che salta subito agli occhi del visitatore è l’originale soluzione prospettica ideata dall’architetto, con le rampe di scale a vista. Lungo tutta la facciata si aprono, infatti, una serie di finestre e balconi, che permettono allo sguardo di spaziare oltre l’imponente struttura della facciata, verso il cortile retrostante.

Una soluzione adottata anche per il successivo edificio nobiliare di via Vergini, il famoso Palazzo dello Spagnolo (o Spagnuolo), progettato sempre da Sanfelice su commissione del marchese Nicola Moscati. Entrambi i palazzi hanno ispirato moltissime opere cinematografiche, teatrali e finanche musicali: nel Palazzo Sanfelice, citando solo un esempio fra i tanti, è stata girata la trasposizione cinematografica di “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo; pochi metri più in là, nel cortile dello Spagnolo, hanno installato i loro set – fra gli altri – Nanni Loy con “Mi manda Picone” e John Turturro con il musical “Passione”.

Uno dei punti più celebri, che si intreccia profondamente con la cultura “sacro-profana” di Napoli, è il Cimitero delle Fontanelle, situato nell’omonima via: un suggestivo ossario di 3.000 metri quadri che si estende lungo le gallerie tufacee del Rione, e dove fino a pochi decenni fa si svolgeva il rito delle “anime pezzentelle”: l’adozione, da parte di una persona in vita, di un teschio cui corrispondeva un’anima abbandonata, non ricordata da nessun parente o amico in terra (e perciò “pezzentella”).

A sovrastare il Rione è il Ponte Maddalena Cerasuolo, oggi dedicato alla partigiana delle Quattro Giornate di Napoli, fatto costruire tra il 1808 e il 1809 da Gioacchino Murat. Se da un lato siamo di fronte a una delle opere più imponenti dell’architettura francese a Napoli, dall’altro il ponte ha urbanisticamente tagliato fuori la Sanità dal tessuto cittadino, visto che per andare da Capodimonte al centro storico, e viceversa, basta ora passare sopra il quartiere, senza darsi modo di scendere fra le sue piazzette e i suoi vicoli. Nel corso dell’ultimo secolo e mezzo, il Rione Sanità è quindi diventato un’enclave cittadina, spesso bypassata dai circuiti culturali e turistici, consegnando una zona una volta nobile al degrado sociale e monumentale. Una brutta china che ora, finalmente, sta cambiando verso, con le tante iniziative culturali volte a far conoscere questo importante pezzo di storia napoletana al mondo intero.