Baia sommersa

È il 1956 quando il comandante Raimondo Bucher, durante una ricognizione aerea, vede dal cielo un’intera città romana collocata sui fondali del golfo di Pozzuoli. Era appena stata scoperta l’antica Baia, la città più sontuosa e lussuriosa dell’impero romano

Capri, Saint Tropez e Beverly Hills non avrebbero mai raggiunto una mondanità così spinta come quella che poteva vantare Baia. Il golfo di Pozzuoli era la meta dell’alta società romana e possedere una villa qui era una questione di prestigio. Artisti, patrizi e sovrani del tempo vi hanno trascorso le ore più “piacevoli”: da Cesare a Cicerone, da Virgilio a Nerone, da Caligola al filosofo Seneca, che le attribuisce bellezze naturali, sottolineando però che era luogo di vizi e dissolutezza. Quanto non era concesso a Roma, si poteva fare a Baia.

Poi, tutto a un tratto, Baia viene dimenticata. A causarne l’oblio fu il bradisismo, un fenomeno dovuto all'azione vulcanica del territorio, che ne ha provocato l'inabissamento. È il motivo per cui la città si trova sott’acqua. Muniti di maschera e pinne si può ammirare una “Pompei subacquea” fatta di maestosi edifici, tra cui la Villa dei Pisoni, dotata di una piscina termale, la Villa a Protiro con i suoi mosaici e l’incredibile Ninfeo dell’imperatore Claudio.

Nel 2002 è stata creata l’area marina protetta di Baia: un parco archeologico sommerso dal valore storico e culturale inimmaginabile. I suoi fondali soddisfano qualunque interesse subacqueo, fotografico, naturalistico, speleologico ed archeologico. Il parco sommerso di Baia è un esempio unico di protezione archeologica e naturalistica subacquea nel Mar Mediterraneo. È come tuffarsi nelle profondità della mitica Atlantide.